L’economista ed antropologo americano Jeremy Rifkin, con il suo direttore europeo Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires, hanno incontrato a Perugia sia la sindaca Vittoria Ferdinandi, sia la presidente della regione Stefania Proietti, per far partire la “rivoluzione” blue deal anche dall’Umbria.

A lanciarla è stato l’economista e sociologo Jeremy Rifkin, ospite dell’incontro “Risoluzione pianeta acqua: l’Umbria del futuro è 100% rinnovabile, zero nucleare”, che si è tenuto a Perugia nella Sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni, in cui ha evidenziato come sia fondamentale tornare a dare importanza all’idrosfera planetaria “che è alla base delle nostre vite”, condividendo questo percorso con la Regione Umbria e la città di Perugia dopo averlo fatto con l’Unione europea. Sia in consiglio regionale sia in quello comunale ci sono già due mozioni pronte ad essere discusse.

L’economista ha quindi incontrato nella sua giornata perugina la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e la sindaca Vittoria Ferdinandi. “La Regione Umbria e Perugia dovrebbero istituire un Blue deal per accompagnare l’attuale Green deal” ha affermato Rifkin. “A beneficio delle generazioni presenti e future – ha aggiunto -, devono mettere in atto pratiche, programmi e incentivi per incoraggiare nuove tecnologie blu introducendo in leggi e regolamenti una seconda denominazione ufficiale formale del pianeta come Pianeta acqua”.
L’incontro-dibattito a Perugia si è così caratterizzato come un momento di confronto strategico sulle sfide della transizione ecologica, dell’energia pulita e della salvaguardia delle risorse idriche del territorio.
IL TESTO COMPLETO DELL’INTERVENTO PUBBLICO DI JEREMY RIFKIN
Sono davvero molto felice di essere qui oggi con voi e vorrei iniziare questo nostro dialogo condividendo un aneddoto molto semplice, ma fortemente esemplare.
Ci sono due giovani pesci che nuotano tranquilli nell’oceano. A un certo punto incontrano un pesce più anziano, con dei grandi baffi grigi, che nuota nella direzione opposta. Il vecchio pesce li guarda, fa loro un cenno e chiede: “Com’è l’acqua oggi?”. I due pesci giovani lo ignorano, continuano a nuotare per un po’ finché, all’improvviso, uno si gira verso l’altro e gli domanda: “Ma cos’è l’acqua?”.
Questa storia serve a illustrare una verità profonda: spesso diamo completamente per scontato l’ambiente e il mezzo stesso in cui viviamo e da cui dipende la nostra esistenza. Ed è esattamente l’errore che stiamo commettendo oggi nei confronti del nostro pianeta.
Più tardi, finita questa mattinata, vi capiterà di bere un bicchiere d’acqua. Ecco, quando lo farete, fermatevi un secondo a riflettere e cercate di comprendere questo dato straordinario: le molecole d’acqua contenute in quel bicchiere sono più vecchie del sole nel nostro sistema solare. Sono virtualmente immortali. Che ne dite come spunto per iniziare la nostra conversazione? Pensiamo al valore immenso dell’acqua: le sue molecole testimoniano un’immortalità fisica che precede la nascita stessa del nostro sistema planetario.
Facciamo un salto indietro nel tempo. Nel 1972, gli astronauti della missione Apollo scattarono una foto dallo spazio utilizzando una fotocamera amatoriale, un’immagine che sconvolse e scosse un’intera generazione. Fino a quel momento, l’umanità non aveva compreso appieno quanta acqua vi fosse sul pianeta: nell’immaginario comune ci si aspettava di vedere una Terra prevalentemente verde, un blocco continentale intervallato solo da piccoli specchi d’acqua. Al contrario, quella fotografia rivelò un pianeta meravigliosamente blu, composto in netta maggioranza da masse idriche.
In quel momento dissi: “Questo è il pianeta Aqua, fatevene una ragione. È un pianeta d’acqua”. Nel 2021, l’Agenzia Spaziale Europea e, subito dopo, la NASA hanno ufficialmente confermato questa visione, affermando che dovremmo chiamarlo proprio così: “Pianeta Aqua”. Si tratta di un punto di partenza rivoluzionario, che ribalta completamente la nostra prospettiva ecologica.
Oggi, purtroppo, questa realtà si scontra drammaticamente con l’aumento delle emissioni di $\text{CO}_2$. Dalla rivoluzione industriale in poi, l’uso massiccio di combustibili fossili ha imprigionato il calore solare nell’atmosfera attraverso i gas serra, alterando gli equilibri fisici globali. La fisica ci dice che per ogni singolo grado Celsius di aumento della temperatura causato dai combustibili fossili, l’atmosfera è in grado di assorbire il 7% in più di umidità e precipitazioni dagli oceani, dai laghi, dai fiumi e dai flussi idrici.
Cosa comporta tutto questo? Che l’idrosfera terrestre si sta letteralmente ribellando contro l’infrastruttura industriale che abbiamo creato. E noi ne subiamo le conseguenze, mese dopo mese, in ogni stagione dell’anno: assistiamo a nevicate record mai viste prima in inverno; alluvioni primaverili devastanti e mortali; siccità estreme con ondate di calore che toccano i 115 o 120 gradi Fahrenheit (circa 46-49°C), dove le persone muoiono letteralmente per il caldo; incendi boschivi che radono al suolo intere comunità umane; e, infine, uragani e tifoni violentissimi in autunno.
Da dove dobbiamo partire, allora, per riorganizzarci? Esistono cinque criteri fondamentali che determinano e consentono la vita della nostra specie – e di qualsiasi micro-organismo o essere vivente – su questo pianeta. Ogni forma di vita ha infatti bisogno di:
- Una rete di comunicazione;
- Un regime energetico;
- Modelli di mobilità e logistica;
- Un sistema di gestione e fornitura dell’acqua;
- Un habitat protetto, una membrana o un guscio entro cui svilupparsi.
I combustibili fossili stanno distruggendo il pianeta e i loro sostenitori dicono di rappresentare il futuro. Permettetemi di dirvi che vi garantisco che tra 25 anni non saranno più qui. Lo stesso vale per l’attuale modello di Intelligenza Artificiale centralizzata: consuma una quantità mostruosa e insostenibile di energia e di acqua per raffreddare i propri server. Il futuro appartiene alla resilienza e a un modello radicalmente distribuito. Oggi, 4 miliardi di persone nel mondo possiedono uno smartphone e possono comunicare a un costo marginale pari a zero. Questa tecnologia e questo mezzo saranno la base di un’intelligenza artificiale e di reti energetiche interamente distribuite, che connetteranno milioni di singoli individui e organizzazioni.
Questo ci porta agli altri pilastri della transizione. Il secondo punto è l’energia rinnovabile (il sole, il vento), che per sua natura è gratuita e può essere raccolta in modo decentralizzato da milioni di comunità. Il terzo punto è la mobilità elettrica e a idrogeno (tramite celle a combustibile), anch’essa strutturalmente non centralizzabile. Il quarto punto cardine riguarda l’acqua. L’acqua non scompare mai dal pianeta, proprio come l’energia: semplicemente si trasforma, muovendosi tra alluvioni e siccità. Per questo motivo, in tutto il mondo stanno nascendo le water microgrids, ovvero micro-reti idriche di raccolta e distribuzione, decisamente più democratiche e distribuite.
In California, ad esempio, è stata appena approvata una legge pionieristica: ogni nuovo edificio di grandi dimensioni dovrà essere dotato di tecnologie integrate capaci di recuperare le acque grigie (e presto anche le acque nere) per depurarle e renderle nuovamente pulite e riutilizzabili il giorno successivo. In questo modo non dipendi più da una fornitura idrica centralizzata, ma utilizzi ciclicamente e all’infinito la tua stessa acqua.
L’ultimo punto riguarda il ripensamento del nostro habitat. La settimana scorsa mi trovavo a Venezia e ho pranzato con un mio amico architetto. Mi raccontava di come utilizzi un robot per la stampa 3D che riscalda e modella l’argilla. Dobbiamo smettere di abusare del cemento: per secoli e secoli l’argilla è stata il materiale da costruzione primario dell’umanità. Con questa tecnologia robotica applicata all’argilla, un intero edificio può essere completato in un solo giorno. A Tokyo hanno costruito una stazione ferroviaria in pochissime ore. Pensateci: un progetto architettonico digitale può essere inviato in 20 secondi tramite smartphone dall’altra parte del mondo, ad esempio nelle Filippine, dove una comunità locale può scaricarlo, pagare una piccola licenza software e stampare autonomamente l’edificio di cui ha bisogno.
Parallelamente a questa evoluzione tecnologica, la crisi climatica ci sta spingendo verso la necessità di istituire dei veri e propri “governi bioregionali”. Ai disastri ecologici, alle alluvioni e agli incendi non interessano i confini politici tracciati sulle mappe. Gli ecosistemi attraversano costantemente le frontiere degli Stati. Di conseguenza, territori e nazioni differenti che condividono lo stesso bacino ecologico e la stessa idrosfera sono obbligati a superare le divisioni geopolitiche, a sedersi a un tavolo e a governare insieme le politiche ambientali.
Proprio per questo, stiamo introducendo in tutto il mondo una risoluzione storica che voglio condividere con voi oggi, sperando che questa splendida regione possa adottarla per prima, diventando un modello di riferimento. Non si tratta di un’operazione di marketing. Abbiamo vissuto troppo a lungo su un pianeta di cui non comprendiamo la vera natura. Dobbiamo cambiare il nome di questo pianeta: questo è il pianeta Aqua.
La mia proposta prevede che ogni singola amministrazione, istituzione regionale, comune o organizzazione idrica mondiale introduca ufficialmente nei propri statuti, codici, regolamenti e politiche una seconda denominazione del pianeta come “Pianeta Aqua”. Questo serve a far sì che ogni singola azione o legge futura venga concepita in funzione del fatto che viviamo all’interno di un’idrosfera.
Città come Venezia e Roma hanno già approvato questa legislazione all’unanimità nei loro consigli comunali. Nei prossimi 12 mesi presenteremo questa mozione a oltre 12.000 sindaci in tutto il mondo. E lasciatemi dire una cosa importante sull’Italia, un Paese che amo profondamente e in cui trascorro molto tempo. Esattamente 15 anni fa, in questa nazione si tenne uno storico referendum per decidere se l’acqua dovesse rimanere un bene pubblico o essere privatizzata a favore di una manciata di grandi multinazionali. Il popolo italiano si ribellò: senza budget pubblicitari, il 96% dei votanti disse un “no” categorico alla privatizzazione, riaffermando che l’acqua è la fonte primaria della nostra vita. L’Italia è stata un’avanguardia mondiale. Proprio come con Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene non avremmo avuto l’Unione Europea, oggi state vivendo un nuovo “momento Spinelli”, in cui l’Italia può e deve guidare il cambiamento.
La risoluzione che spero possiate approvare immediatamente dichiara che, poiché l’idrosfera planetaria che anima ogni forma di vita si sta ribellando a causa del riscaldamento globale, la nostra specie deve riconoscere di aver giudicato male la natura stessa della propria esistenza. Dobbiamo compiere un grande reset concettuale: l’acqua non è una mera “risorsa” da sfruttare per le infrastrutture industriali, ma è la fonte stessa della vita. Non dobbiamo tentare di adattare l’idrosfera a noi, ma dobbiamo essere noi ad adattarci all’idrosfera.
Chiedo quindi alla Regione Umbria e al Comune di Perugia di affiancare al Green Deal esistente un vero e proprio “Blue Deal”. È necessario promuovere attivamente nuovi programmi, incentivi e posti di lavoro legati a tecnologie e infrastrutture blu distribuite, adottando formalmente questa nomenclatura secondaria per orientare nuovamente tutto il nostro pensiero economico, biologico e politico.
Vorrei concludere lasciandovi un messaggio di speranza rivolto alle nuove generazioni. Il mio desiderio più grande è che tra qualche anno, quando un bambino di cinque anni guarderà fuori dalla finestra e chiederà a sua madre o a suo padre: “Cos’è tutto questo meraviglioso mondo intorno a noi?”, i genitori possano rispondergli:
“Vedi, tesoro, tu vivi su un pianeta d’acqua. Vivi sul pianeta Aqua. È un luogo prezioso, forse unico in tutto l’universo. È l’acqua che ci dona la vita e che ci permette di fiorire ogni giorno”.
Sono convinto che se un bambino crescerà radicato in questa consapevolezza, cambierà radicalmente e per sempre il modo in cui l’intera specie umana si relaziona con questo nostro bellissimo e straordinario pianeta. Vi ringrazio di cuore.
Perugia, 12 giugno 2026
Foto di copertina di archivio










