Non molti se ne sono accorti ma dal 1 ottobre 2024 non viviamo più sul pianeta Terra.
In quella data infatti, è uscito il nuovo libro di Jeremy Rifkin PIANETA ACQUA, che getta una luce nuova sul pianeta che ci ospita e sulla nostra collocazione nell’Universo, tanto da arrivare a proporre una ridenominazione del pianeta, da Pianeta Terra a Pianeta Acqua. Jeremy Rifkin ha sempre avuto una attenzione particolare per l’ambiente, fin da quando, con il libro ENTROPIA, ormai oltre quarant’anni or sono, riscrisse le regole del rapporto fra ambiente e essere umano, all’insegna del rispetto per le dinamiche ecosistemiche del pianeta che ci da la vita, e per le risorse planetarie all’insegna del loro rispetto e non del loro sfruttamento. Nelle sue opere più recenti Rifkin ha introdotto la transizione verso un nuovo modello economico integrato nelle sfere terrestri e non più ispirato allo sfruttamento selvaggio delle risorse del pianeta a vantaggio di pochi esseri umani (e dei profitti delle grandi corporations da loro guidate) .
Il nostro pianeta, ci ha sempre spiegato Rifkin, gode di un equilibrio perfetto fra le sue quattro sfere vitali, la litosfera, che ci fa da casa, l’idrosfera che ci da la vita, la biosfera in cui tale vita si articola, e l’atmosfera che da il ritmo al nostro respirare. Con PIANETA ACQUA, Rifkin ci avverte che la nostra idrosfera planetaria, che anima ogni forma di vita sulla Terra, si sta ribellando ai danni prodotti ai suoi ecosistemi dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale scatenato dalle attività altamente entropiche degli esseri umani. Il pianeta ci manda messaggi ben più incisivi di un email o una notifica giudiziaria. Esso comunica con noi attraverso fenomeni meteorologici sempre più frequenti e intensi. Fenomeni quali terrificanti nevicate invernali, torrenziali alluvioni primaverili, devastanti siccità estive, mortali ondate di calore, incendi boschivi e uragani autunnali, che hanno effetti devastanti sugli ecosistemi, sulle infrastrutture e sulla nostra società.
I combustibili fossili hanno acceso la miccia, ma è l’idrosfera a suonare la sirena dall’allarme. Si rende necessaria una coscienza nuova, per diffondere la quale, la ridenominazione del pianeta può essere molto utile. Infatti, ci dice sempre Rifkin, abbiamo frainteso la natura stessa della nostra esistenza e ciò a cui dobbiamo la nostra linfa vitale. Abbiamo creduto a lungo di vivere su un pianeta terrestre quando in realtà viviamo su un pianeta acquatico, e ora l’idrosfera terrestre ci sta presentando il conto, portandoci verso un’estinzione di massa nella ricerca di una nuova normalità basata sui cambiamenti planetari indotti dal nostro stesso comportamento.
Se vogliamo sopravvivere dobbiamo ri-orientarci verso il Pianeta Acqua smettendo di pensare che siamo sul “pianeta Terra”, liberando le acque sul loro pianeta. E programmando una serie di attività fondamentali quali la demolizione di superdighe e bacini artificiali obsoleti, il ripristino delle zone umide e delle falde acquifere, lo sviluppo dell’acquacoltura, la costruzione di nuove infrastrutture idriche resilienti, l’introduzione di onnipresenti reti e microreti idriche distribuite, dispositivi di desalinizzazione portatili e sistemi di purificazione dell’acqua, la creazione di città-spugne e comunità effimere e transitorie grazie anche alle tecnologie della stampa in 3D, lo sviluppo di calendari idrici e corridoi climatici sicuri, la realizzazione di infrastrutture per l’idrogeno verde, necessarie a massimizzare la transizione verso energie rinnovabili a basso o nullo impatto climatico, la lotta alla grave minaccia dell’esaurimento delle falde acquifere, la gestione di laghi, fiumi e corsi d’acqua come beni comuni condivisi e non come risorse da saccheggiare e sfruttare forsennatamente, il divieto della pesca eccessiva, dell’estrazione mineraria dai fondali oceanici e dello scarico di rifiuti di plastica nelle acque del pianeta. In definitiva le attività umane vanno ripensate e riqualificate in considerazione del fondamentale nesso acqua-energia-cibo (colpevolmente disconosciuto e violato nei duecento anni delle rivoluzioni industriali basate sull’energia fossile).
È giunto il momento di perseguire una nuova visione del mondo realizzando cambiamenti paradigmatici nella scienza e nella tecnologia, passando dall’indagine scientifica induttiva a quella deduttiva: non possiamo avere la pretesa di insegnare noi al pianeta ma dobbiamo avere l’umiltà di restare in ascolto del pianeta per imparare come sopravvivere e prosperare su di esso. Dobbiamo adottare nuovi modelli ecologici e sociali complessi per adattarci a quello che è un pianeta acquatico e non terrestre, e sviluppare conseguenti nuovi approcci pedagogici e relazionali con programmi di studio, apprendimento clinico e progetti di incubazione presso università e scuole secondarie per imparare a vivere sul Pianeta Acqua.
La nuova consapevolezza di far parte di un pianeta acquatico e non terrestre porterà l’essere unmano a una nuova narrazione pari a quella che nel Rinascimento del XIV, XV e XVI secolo, riunì artisti, architetti e matematici che gettarono le basi per l’Illuminismo, l’Età del Progresso e la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale, introducendo nuove prospettive nell’arte, la scienza e l’insegnamento e un approccio biofilico alla natura rivoluziomando l’approccio della Terra Mater come base materiale di un benessere estrattivo ed entropico verso Aqua Mater con la nuova visione derivante dalla consapevolezza di essere parte di Madre Acqua e non più Madre Terra, per sfociare in un nuovo Rinascimento del XXI secolo incentrato sulla consapevolessa che l’Età del Progresso è finita mentre nasce una nuova Età della Resilienza, insieme a una Terza Rivoluzione Industriale sul Pianeta Acqua, da considerare, ora e per sempre, come una “fonte di vita” (Life-Source) piuttosto che una “risorsa” (Re-source). Il nuovo paradigma del Pianeta Acqua ci introduce in una nuova e sofisticata “visione del mondo neo-animista”, in cui iniziamo a pensare al mondo come un organismo vivente in continua evoluzione, in cui tutti i fenomeni agiscono in un ambiente blu interconnesso. Per questa ragione l’Europa ha lanciato l’idea di un nuovo “BLUE DEAL” da affiancare al “GREEN DEAL”, per il ripristino e la protezione delle acque del pianeta in tutte le forme che esse assumano (nell’atmosfera, negli oceani, nei bacini lacustri, nei fiumi e loro affluenti ed emissari, nelle falde acquifere, nei ghiacciai). Il BLUE DEAL prevede anche l’adozione di una strategia per combattere la povertà idroca e alimentare di tutte le popolazioni della terra, il riciclo dell’acqua sia a livello agricolo che industriale. Il Blue Deal è stato promosso dal Comitato Economico e Sociale Europeo in collaborazione con associazioni del volontariato, per esplorare il ruolo che la società civile può svolgere e il contributo che può dare alla realizzazione degli obiettivi del BLUE DEAL.
Il tema del Pianeta Acqua è già stato introdotto alla Settimana del Clima di Venezia del 2025. La città di Venezia, la più antica città sull’acqua del pianeta, ha approvato la Dichiarazione di Venezia, che promuove il Blue Deal e propone “Pianeta Acqua” come seconda denominazione ufficiale del nostro pianeta nel suo statuto cittadino e in tutti i codici, regolamenti, standard e statuti, invitando migliaia di altre città in tutto il mondo a aderire alla Dichiarazione. In Europa sono in corso progetti per riunire migliaia di sindaci e architetti nel tardo autunno del 2025 per introdurre una formalizzazione del tema “Pianeta Acqua” nei codici, regolamenti, standard e statuti governativi. Le nazioni del G7 hanno recentemente istituito una coalizione globale permanente per l’acqua e sono attualmente in corso discussioni in altri parlamenti nazionali in Europa e nel mondo sull’introduzione di un “Planet Aqua Blue Deal”. È giunto il momento per le arti di farsi avanti e esplorare le trasformazioni sociali, antropologiche e culturali che derivano dall’imparare a vivere e prosperare su un pianeta d’acqua e abbracciare la conseguente nuova visione del mondo che ci ospita come “Pianeta Acqua” ripensando la nostra casa nell’Universo e conseguentemente preparandoci a vivere una nuova epoca storica ccompletamente diversa.
Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires e direttore ufficio europeo di Jeremy Rifkin
Roma, 9 settembre 2025











