L’evento organizzato dal nostro centro studi europeo Cetri-Tires, insieme a Marevivo e Fondazione Univerde, si è svolto lo scorso 11 giugno nel Floating Hub di Marevivo sul Lungotevere di Roma.

Ha partecipato Renato Di Nicola, storico coordinatore dei forum dell’acqua, che organizzarono la raccolta di firme e la campagna vittoriosa del referendum del 2011, in foto con la bandiera originale dell’epoca. Intervento molto apprezzato del prof. Valerio Rossi Albertini, dimostratore scientifico del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, con un interessante approfondimento sui problemi dei dissalatori posti in aree sbagliate come nei porti invece che in mare al largo.

Presente anche il direttore Anter, dott. Lohengrin Becagli, il direttore responsabile di Teleambiente, Stefano Zago, il vulcanico educatore ambientale, Cav. Antonio Rancati, e tanti amici del nostro “Pianeta Acqua”.
OSPITE D’ONORE IL PROF. JEREMY RIFKIN, con i sempre squisiti onori di casa della presidente Rosalba Giugni e gli interventi di Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires, e Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde.

Il 15° anniversario della vittoria del referendum contro la privatizzazione dell’acqua è un momento significativo per la difesa della vittoria del 2011. Questo referendum ha avuto un impatto duraturo sulla gestione del servizio idrico in Italia, stabilendo un principio che l’acqua è un bene comune e non deve essere soggetto a logiche di profitto. Nonostante le sfide e le controversie, la vittoria del referendum continua a essere un simbolo di resistenza contro la privatizzazione e la gestione del servizio idrico da parte di aziende multiservizi.

Nelle prossime ore divulgheremo i contenuti dei loro interventi. Qui sopra la foto dell’intervista concessa a TeleAmbiente.
Ci sono battaglie che si vincono una volta sola e battaglie che, pur vinte, hanno bisogno di presidio, giorno dopo giorno. A quindici anni dal referendum che vide milioni di italiani pronunciarsi contro la privatizzazione dei servizi idrici, il Floating Hub di Marevivo ha ospitato a Roma una giornata di confronto che ha riunito studiosi, ambientalisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini con ospite d’onore l’economista ed antropologo Jeremy Rifkin, tutti quanti chiamati a riflettere sul rapporto tra ambiente, democrazia, energia e beni comuni.
I prestigiosi interventi hanno restituito ai cittadini una fotografia del nostro tempo. Un tempo nel quale l’acqua continua a scorrere nei rubinetti e proprio per questo rischia di diventare invisibile, perché siamo bravissimi ad accorgerci di ciò che manca e molto meno di ciò che ci tiene in vita ogni giorno. Eppure l’acqua è politica. Lo è nel senso più alto e nobile del termine. Non perché appartenga a un partito o a un movimento, ma perché appartiene a tutti.
Vi ricordate quella stagione che molti consideravano impossibile? Quella in cui centinaia di migliaia di cittadini raccolsero firme, organizzarono assemblee, appesero striscioni ai balconi e riuscirono a portare alle urne una domanda semplice e rivoluzionaria: Può la Vita essere ridotta a profitto? La risposta arrivò netta ma la storia, come spesso accade, non si è fermata al giorno dello scrutinio.
La difficoltà di tradurre la volontà popolare in scelte concrete, la necessità di una gestione partecipata delle risorse, le resistenze economiche e culturali che ancora oggi accompagnano ogni discorso sui beni comuni restano. Il problema non riguarda soltanto la proprietà dell’acqua, ma il modo in cui la società decide di amministrare ciò che è essenziale alla propria sopravvivenza.
L’Acqua è una questione globale. Dall’Abruzzo all’America Latina, dal Mediterraneo alle grandi conferenze internazionali, il filo rosso resta lo stesso: senza acqua non esiste agricoltura, non esiste salute, non esiste sviluppo, non esiste la pace.
E il linguaggio è fondamentale. Parlare la stessa lingua non con le stesse parole ma con la medesima consapevolezza è necessario. Del resto le parole, come le sorgenti, possono essere prosciugate. Oggi termini come sostenibilità, transizione ecologica e bene comune vengono pronunciati da tutti, talvolta perfino da chi continua a ragionare secondo logiche opposte. È il destino delle parole fortunate: diventano di moda e rischiano di perdere significato. Per questo è necessario restituire loro contenuto, esperienza, responsabilità.
Ma la riflessione va allargata all’energia e alle tecnologie del futuro. Energie rinnovabili, idrogeno, innovazione e nuove forme di produzione devono apparire non come slogan, ma come strumenti concreti per immaginare un diverso rapporto tra uomo e ambiente. Un rapporto che non sia fondato sullo sfruttamento illimitato delle risorse, ma sulla consapevolezza dei limiti e sull’intelligenza della cooperazione.
L’acqua insegna una lezione che la politica dimentica spesso: tutto ciò che è indispensabile alla vita non può essere considerato soltanto una merce. Esistono beni che ci precedono e che sopravviveranno a noi. Li riceviamo in prestito dalle generazioni passate e abbiamo il dovere di restituirli alle generazioni future migliori di come li abbiamo trovati. Ed è per questo che, a distanza di quindici anni, quella battaglia continua a parlare al presente. Non riguarda soltanto l’acqua. Riguarda il modo in cui immaginiamo il mondo che verrà. E l’acqua, silenziosamente, continua a ricordarcelo. Come fanno i grandi maestri: senza alzare la voce.
Fonte Serena Maffia di Eurocomunicazione www.eurocomunicazione.com – 11 giugno 2026











