Il bike sharing non è solo una scelta sostenibile, è un investimento pubblico ad alto rendimento, con benefici concreti per economia, ambiente e benessere delle persone, come evidenzia un nuovo studio realizzato da EY (Ernst & Young) per Cycling Industries Europe e EIT Urban Mobility, che offre per la prima volta una valutazione economica completa del fenomeno in Europa. La cifra è di circa 305 milioni di euro di benefici ogni anno, calcolati su 150 città europee: questo valore include effetti ambientali, sanitari ed economici che incidono direttamente sulla qualità della vita urbana.
Tra gli impatti principali emersi dallo studio ci sono 46.000 tonnellate di CO₂ evitate e 200 tonnellate di NOx in meno, con un miglioramento tangibile della qualità dell’aria; 968 malattie croniche prevenute, con circa 40 milioni di euro di risparmi sanitari; 760.000 ore di congestione evitate, pari a 30 milioni di euro di produttività recuperata e 6.000 posti di lavoro sostenuti, per un totale di 224 milioni di euro di redditi generati.
Per ogni euro investito si generano 1,10 euro di benefici netti, pari a un ritorno annuo del 10% ed entro il 2030 i benefici potrebbero raggiungere 1 miliardo di euro all’anno, con una forte crescita degli impatti su occupazione, salute e riduzione delle emissioni. Una risposta forte a chi pensa che intervenire sulla mobilità incida negativamente sull’economia. Inoltre, il bike sharing può infatti ridurre i costi di mobilità individuale fino al 90% rispetto all’auto e migliorare l’accesso ai servizi, soprattutto nelle periferie e per le fasce più vulnerabili.
Per sviluppare pienamente questo potenziale, le leve chiave per lo studio sono: aumento della domanda, espansione dell’offerta anche nelle aree periferiche, elettrificazione delle flotte e diffusione capillare nelle città di medie dimensioni. A queste si aggiungono condizioni fondamentali come infrastrutture ciclabili sicure, integrazione con il trasporto pubblico e politiche stabili nel tempo
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MOBILITÀ ATTIVA E SALUTE MENTALE
Questi dati raccontano un cambiamento che va oltre la mobilità: meno traffico e meno emissioni significano aria più pulita, un fattore determinante non solo per la salute fisica ma anche per quella mentale.
Come rilevato ancora una volta dall’OMS che, in questo report, mette in luce gli effetti migliorativi sul benessere psicologico e sulla qualità della vita della mobilità attiva. L’inquinamento atmosferico è associato a un aumento di stress, ansia e disturbi dell’umore, una delle soluzioni per diminuirlo nei contesti urbani è l’uso della bicicletta – sia per la logistica che per gli spostamenti personali – o muoversi a piedi.
Il bike sharing agisce proprio su questo doppio livello: riduce l’esposizione agli inquinanti e, allo stesso tempo, incoraggia uno stile di vita attivo, con effetti positivi diffusi sulla popolazione.
La mobilità attiva in generale non è solo una risposta alla crisi climatica, ma una leva strategica per costruire città più sane, inclusive ed economicamente efficienti.

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