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MAREVIVO: LE TEMPERATURE SEMPRE PIU’ ELEVATE DEL MARE DANNEGGIANO I CORALLI DEL MEDITERRANEO

Staff Cetri by Staff Cetri
Giugno 16, 2026
in Ambiente
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MAREVIVO: LE TEMPERATURE SEMPRE PIU’ ELEVATE DEL MARE DANNEGGIANO I CORALLI DEL MEDITERRANEO
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I risultati del progetto “MedCoral Guardians” confermano l’impatto della crisi climatica sulla Cladocora, prezioso corallo del Mediterraneo

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16 giugno 2026 – La crisi climatica e l’innalzamento delle temperature marine stanno lasciando segni sempre più evidenti sui coralli del Mediterraneo, compromettendo la sopravvivenza di specie preziose per la biodiversità marina. A confermarlo sono i risultati di “MedCoral Guardians”, il primo progetto di tutela dei coralli del Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree Marine Protette di Ustica (Sicilia), Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) e Punta Campanella (Campania), grazie al contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation.

Negli ultimi tempi il Mediterraneo ha fatto registrare temperature record, con un picco storico raggiunto a giugno 2025 quando la temperatura superficiale media del mare ha toccato quasi 24°C. In 2 anni di progetto “MedCoral Guardians” ha documentato gli effetti del riscaldamento marino sulla Cladocora, corallo endemico del Mediterraneo, oggi minacciato dalle attività antropiche, ma soprattutto dalla maggiore frequenza delle ondate di calore marine che provocano il fenomeno dello sbiancamento e portano alla morte di intere colonie. La perdita di Cladocora caespitosa rappresenterebbe un grave danno per la biodiversità marina mediterranea. Questo raro e delicato corallo offre rifugio e nutrimento a numerose specie, contribuisce al mantenimento degli equilibri ecologici costieri e costituisce un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici.

Oltre 6.000 m² di fondale mappati tra Ustica e Tavolara, più di 200 osservazioni scientifiche raccolte, circa 800 studenti coinvolti in attività di educazione ambientale, 17 centri diving partecipanti e migliaia di subacquei impegnati nelle attività di monitoraggio e citizen science: questi i principali risultati di “MedCoral Guardians”. Un progetto che non si è limitato alla ricerca scientifica, ma ha puntato anche a informare e coinvolgere comunità locali e visitatori, elemento essenziale per garantire la tutela di Cladocora caespitosa.

I dati raccolti hanno evidenziato profonde trasformazioni degli ecosistemi coralligeni superficiali, confermando la particolare vulnerabilità di questo corallo allo stress termico. Le analisi hanno, inoltre, dimostrato che la sua vitalità è fortemente influenzata da fattori ambientali quali profondità, illuminazione e composizione delle comunità algali.

Le attività di monitoraggio hanno fornito indicazioni utili alla fase successiva di restauro, che è stato realizzato seguendo i protocolli dell’Università Politecnica delle Marche. La tecnica di restauro “multispecie”, sperimentata per la prima volta nell’ambito del progetto, si è rivelata la più efficace. Dopo un anno, il tasso di sopravvivenza complessivo è stato del 40% e gli esemplari sopravvissuti erano tutti associati a strutture di coralli e macroalghe trapiantati insieme. Questo esito suggerisce che la presenza delle macroalghe, con il loro effetto “ombrello”, protegga la Cladocora dall’irradiazione solare diretta riducendone lo stress termico. Una speranza ulteriore per il ripopolamento dei banchi naturali degradati o in sofferenza arriva anche dalla sperimentazione avviata dallo stesso ateneo marchigiano grazie alla quale sono stati allevati con successo 200 frammenti di corallo con il 100% di sopravvivenza e una crescita attiva.

Nell’AMP di Ustica – dove sono stati realizzati 2 percorsi subacquei per promuovere la conoscenza della Cladocora e del suo stato di salute – sono state anche installate cinque boe di ormeggio destinate ai diving, grazie al supporto di Caronte S.p.A., per implementare le attività di tutela dell’habitat marino. Questa misura ha consentito di evitare in una sola stagione oltre 6.000 ancoraggi potenzialmente dannosi per la Cladocora.  

Un intervento concreto che dimostra come la conservazione degli ecosistemi marini debba partire innanzitutto dalla loro tutela.

“A livello globale stiamo assistendo a una regressione di circa il 50% delle barriere coralline: un segnale d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Se dei coralli tropicali si parla spesso, così non è per i coralli del Mediterraneo sui quali abbiamo voluto accendere i riflettori con MedCoral Guardians. Questo progetto si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio, restauro, sensibilizzazione ed educazione. Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale essenziale per il benessere delle generazioni presenti e future” ha dichiarato Raffaella Giugni, Segretario Generale Marevivo.

“Il mare ha accompagnato Elsa Peretti per tutta la vita, come fonte di ispirazione artistica e come responsabilità verso la natura. Il corallo, che per molti anni è stato al centro delle sue creazioni, divenne anche il simbolo della sua crescente consapevolezza della fragilità degli ecosistemi marini. Quando comprese quanto questi habitat fossero vulnerabili, Elsa scelse di sostenere la loro protezione piuttosto che il loro utilizzo. La Fondazione Nando ed Elsa Peretti continua oggi questo impegno, sostenendo progetti che uniscono ricerca scientifica, conservazione e sensibilizzazione. MedCoral Guardians rappresenta un esempio concreto di come sia possibile trasformare la conoscenza in azione per salvaguardare il patrimonio naturale del Mediterraneo e trasmetterlo alle generazioni future”, ha dichiarato Stefano Palumbo, Membro del Board della Fondazione Nando ed Elsa Peretti.

Da Tavolara, dove il progetto è stato realizzato anche con il contributo dell’azienda Xylem, a Ustica e Punta Campanella, “MedCoral Guardians” ha dimostrato la replicabilità e la scalabilità del proprio modello di intervento grazie alla collaborazione tra le Aree Marine Protette coinvolte e un ampio partenariato scientifico composto dall’Università Politecnica delle Marche, dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, dalla Rutgers University e dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il contributo congiunto di istituzioni, enti di ricerca, imprese, fondazioni e organizzazioni del terzo settore ha permesso di realizzare un progetto ad alto impatto, confermando l’efficacia di un approccio condiviso alla tutela del mare.

Forte dei risultati ottenuti, Marevivo punta ora a estendere ad altre Aree Marine Protette del Mediterraneo protocolli comuni per la protezione, il monitoraggio, il restauro ecologico e la divulgazione ambientale. Le Aree Marine Protette rappresentano, infatti, presìdi fondamentali per la conoscenza e la conservazione della biodiversità marina, oltre che luoghi strategici per la protezione e la rigenerazione degli ecosistemi del Mediterraneo.

“Il restauro della madrepora cuscino, specie endemica e minacciata, rappresenta un passo concreto verso il recupero degli habitat costieri e ha un forte valore simbolico: dimostra che possiamo rimediare ai danni prodotti da decenni di attività sconsiderate nel Mediterraneo. MedCoral Guardians ha unito la ricerca scientifica e il lavoro di coordinamento e sensibilizzazione di Marevivo per portare avanti questa missione e vincere la sfida” ha dichiarato il prof. Roberto Danovaro, Biologo Università Politecnica delle Marche.

Dott. Davide Bruno – Direttore AMP Ustica: “Nel 2026, anno in cui si celebra il quarantesimo anniversario dell’Area Marina Protetta di Ustica, l’AMP continua a essere un laboratorio di conservazione e innovazione, capace di mettere in rete ricerca scientifica, enti pubblici, associazioni, operatori del territorio e cittadini. MedCoral Guardians dimostra come la tutela del mare possa generare conoscenza e coinvolgimento, trasformando la comunità locale e i visitatori in protagonisti della conservazione. Celebrare quarant’anni di tutela significa anche investire nel futuro, promuovendo progetti che avvicinino sempre più persone alla conoscenza e alla salvaguardia del mare”.

“MedCoral Guardians rappresenta l’evoluzione di un’idea che ha progressivamente consolidato una solida dimensione scientifica e operativa. Integrando lo studio dello stato di salute di Cladocora, protocolli standardizzati di monitoraggio e restauro e iniziative di educazione ambientale, il progetto rafforza il dialogo tra ricerca e comunità. Inoltre, pone le basi per nuove collaborazioni e segna l’avvio di un percorso strutturato di cooperazione nella conservazione marina” ha aggiunto Fiorella Prada, Consulente scientifica del progetto per Rutgers University.

“MedCoral Guardians ha offerto l’opportunità di studiare e approfondire le condizioni ambientali che sostengono Cladocora caespitosa, aiutandoci a capire come salvaguardare questo singolare costruttore di reef del Mediterraneo” ha dichiarato Giacomo Milisenda, Ricercatore Stazione Anton Dohrn.

Fonte Ufficio stampa Marevivo www.marevivo.it

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