Il Consiglio direttivo e il Comitato scientifico si stringono per un grande abbraccio ai familiari del prof. Nicola Conenna con un ricordo, che viene dal cuore, del nostro presidente Angelo Consoli.

23 ottobre 1980. Erano da poco passate le 19.00 e avevo appena aperto il libro di Procedura Penale per sostenere il mio terzultimo esame prima della Laurea alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari quando il mondo tremò.
La scossa fu intensa, durò quasi 2 minuti e mi buttò giù dalla sedia. Rimasi a terra per paura che non fosse finita. Dopo un po’ mi rialzai. Tutto sembrava finito. Mi affacciai alla terrazza su Via Principe Amedeo / incrocio con via Marchese di Montrone in cui vivevo da 3 anni e mezzo per frequentare la vicina Università dove avevo avuto la fortuna di frequentare le lezioni di Filosofia del Diritto con Aldo Moro sostenendo l’esame con il suo fidato assistente Renato Dell’Andro che ne avrebbe preso il posto quando Moro si sarebbe trasferito a Roma pochi mesi dopo.
La città era completamente impazzita per la paura e lo stupore generale perché a Bari non si era mai sentito un movimento tellurico così potente. Accesi la radio e capii che l’epicentro non era a Bari ma in Irpinia. Scesi per strada e mi resi conto che il trambusto non era dettato dalla paura ma dalla solidarietà. Infatti tutta la gente per strada non stava scappando ma organizzando soccorsi per la vicina Irpinia. Decisi di andare in facoltà per mettermi a disposizione se ce ce fosse stato bisogno. Arrivato in facoltà dove erano già arrivati il professor Gino Giugni (con cui avevo sostenuto l’esame di Relazioni Industriali) e il suo collega Gaetano Veneto (con cui mi sarei laureato in diritto del Lavoro), che presto sarebbe diventato ordinario di Diritto del Lavoro, una volta che Giugni si sarebbe definitivamente trasferito a Roma. L’università era diventata l’epicentro dei soccorsi e aveva già organizzato una serie di camion dove i cittadini portavano di tutto, dal cibo ai vestiti, da attrezzi di lavoro a medicine, lampade, bombole di gas, mobili, suppellettili e qualunque cosa potesse servire a una popolazione colpita dal più forte sisma del secolo. Il professor Veneto mi chiamò e mi mandò a verificare quanti studenti erano accorsi per fare da volontari in quella tragedia. Ce n’erano un centinaio di tutte le facoltà.
Fra di loro un personaggio magro con barba folta e capelli ispidi che si agitava per ragioni che non capivo. Così andai a parlarci.
“Piacere sono Angelo!” Gli dissi tendendogli la mano.
“Piacere mio!” Rispose lui “sono Nicola!”
Allora domandai “Che succede Nicola?” Lui mi rispose “Che succede? Succede che qua è successo un casino in Irpinia e noi alla facoltà di Fisica abbiamo i camion ma non le coperte e il cibo. Voi qui a Giurispridenza avete il cibo e gli aiuti ma non i mezzi di trasporto. Non sarebbe il caso di riempire uno dei nostri camion con i vostri aiuti e farlo partire per l’Irpinia URGENTEMENTE?!?” La domanda perentoria di Nicola non ammetteva repliche. Così gli dissi di avvicinare il camion alle scale della facoltà di Giurisprudenza e poi diedi indicazioni agli altri volontari di riempire subito il mezzo. Ci mettemmo un’ora ma proprio quando il camion era quasi pieno Nicola disse “Basta così!” Io chiesi perché e Nicola mi rispose gettando un pacco di coperte militari sullo spazio del camion rimasto libero “Perché poi, quando arriviamo là, non sappiamo che troviamo o chi troviamo e quindi qualcuno dovrà andare sul camion per scaricarlo”. Dissi che io mi offrivo volontario. Nicola rispose: “Bene siamo già due!” … “Tre!” disse una voce dietro di me! Poi continuò “Sono Gianfranco, tu non ti ricordi ma abbiamo fatto insieme l’esame di Storia del Diritto Romano con il prof. Aldo Schiavone!” “Benvenuto Gianfranco! Dai zompa su che partiamo!” Rispose Nicola. “Ci sarebbe pure la mia amica Lucia, c’è posto anche per lei?” Chiese ancora Gianfranco. Nicola approvò con un cenno del capo e disse ” Meh, sciamaninn!” (Per i non Baresi “Bene, andiamocene!”).
Arrivammo in Irpinia verso l’alba. Dall’alto delle colline dell’Irpinia paesini come Teora, Castelnuovo di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Calabritto, Senerchia, Lioni, Laviano, ci guardavano distrutti o agonizzanti. Arrivati a Balvano al confine fra Basilicata e Irpinia, una folla disperata ci fermò urlando. Nella concitazione del momento riuscimmo a capire solo poche parole, …”chiesa” … “bambini”… “Mamme”… “morti”… Nicola urlò all’autista di fermare immediatamente il mezzo e corse insieme alla gente del luogo. Tornò dopo pochi minuti urlando “tutti giù! Parcheggiamo il camion vicino a quella palestra e andiamo tutti alla Chiesa. È un vero casino”! Quella sera imparai che Nicola Conenna era un vero leader. Scavammo a mani nude fra le pietre della Chiesa distrutta tutta la notte, e vedemmo cose che non voglio descrivere. Per fortuna non tutti erano morti e portammo una ventina di bambini nella palestra dove stavano scaricando il camion. Nicola si muoveva fra la chiesa e la palestra dando istruzioni per fare quel poco che si poteva fare. Fu solo verso l’alba che arrivarono delle ambulanze francesi scortate da soldati americani con medici e paramedici che coninciarono a rimuovere tutte le macerie e ad accumulare i corpi in apposite custodie con chiusure zip. Nicola si assicurò che i militari e i sanitari stessero coprendo tutta la zona della catastrofe per cercare altri superstiti poi si sedette su un muretto e si mise a tossire, allora gli andai vicino per vedere come stesse e mi accorsi che non erano colpi di tosse ma singhiozzi di pianto. Lo abbracciai forte e mi misi a piangere anche io con lui. Rimanemmo così per non so quanto tempo e poi Nicola mi disse: ” me’ mo’ sciamaninn!” Ma non andammo lontano. Arrivati a Castelnuovo di Conza ci rendemmo conto che servivano volontari per organizzare gli aiuti ai terremotati finché non fossero arrivati i soccorsi organizzati. Quindi ci fermammo là e facemmo aprire una scuola che era rimasta miracolosamente in piedi per farla diventare il luogo di smistamento dei generi di soccorso. Con i superstiti del terremoto e vari volontari mettemmo in piedi una squadra che organizzò la distribuzione dei numerosissimi aiuti che arrivavano e che venivano scaricati da camion che poi ripartivano immediatamente lasciando montagne di generi di prima necessità che andavano organizzati e poi distribuiti. Per oltre una settimana rimanemmo a Castelnuovo di Conza dove nacque una amicizia speciale fra me, Nicola e molti volontari da tutte le parti d’Italia e anche dall’estero fra cui un ricercatore della facoltà di Ingegneria di Bari, Domenico La Forgia che poi sarebbe diventato il rettore dell’Università di Lecce e con il quale io e Nicola abbiamo sempre conservato un rapporto fraterno. Quando ormai i soccorritori erano arrivati da tutto il mondo, io, Domenico e Nicola prendemmo un passaggio da un camion dell’esercito belga che ci riportò a Bari.
Io rientrato nel mio appartamento trovai il libro di Procedura Penale aperto alla pagina dove lo avevo lasciato alle 19.00 del 23 ottobre. Feci l’esame, e a giugno 1981 mi laureai in Giurisprudenza con una tesi sul lavoro nelle cooperative mentre Nicola si laureava in fisica con una tesi sull’idrogeno (e che altro?).

Molti anni dopo ci saremmo reincontrati a Orvieto per una conferenza di Rifkin sull’idrogeno nelle città, e avremmo fondato insieme l’università dell’idrogeno ma questa è un’altra storia. Adesso che hai detto il tuo ultimo “sciamaninn!” ti abbraccio ovunque tu sia Nicola!










