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Home Ambiente

La fine del Greenwashing: come cambia la comunicazione ambientale con le nuove norme europee

Staff Cetri by Staff Cetri
Giugno 29, 2026
in Ambiente, Benefit, National, Speciale Europa
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La fine del Greenwashing: come cambia la comunicazione ambientale con le nuove norme europee
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La nuova Direttiva UE 2024/825 e il d.lgs. 30/2026 segnano un cambio di paradigma nella comunicazione ambientale: non basta più dichiararsi sostenibili, occorre dimostrarlo con dati verificabili, trasparenza e responsabilità. Dal seminario promosso dall’European Climate Pact emergono le sfide e le opportunità per imprese, consumatori e istituzioni.

Il seminario, promosso dall’European Climate Pact presso il Centro Europa Experience “David Sassoli” di Roma, svoltosi lo scorso 26 giugno, ha rappresentato uno dei primi momenti di riflessione interdisciplinare sul recepimento in Italia della Direttiva (UE) 2024/825 attraverso il d.lgs. 30/2026. Giuristi, rappresentanti delle imprese, esperti di sostenibilità e associazioni dei consumatori si sono confrontati sugli effetti della nuova disciplina europea, interrogandosi se essa possa realmente segnare “la fine del greenwashing” o, più realisticamente, l’inizio di una nuova fase nella comunicazione ambientale. A moderare il confronto, il giornalista ed economista Marco Gisotti, di recente insignito del titolo di Amico del Pianeta di ANTER.

L’intervento introduttivo di Vanni Resta ha collocato il tema all’interno delle più ampie politiche europee per la transizione ecologica, evidenziando come la sostenibilità non rappresenti soltanto un obiettivo ambientale, ma anche un fattore di competitività economica, innovazione e fiducia tra imprese, istituzioni e cittadini. La nuova disciplina europea è stata presentata come un passaggio culturale prima ancora che giuridico, destinato a modificare profondamente il modo in cui le organizzazioni comunicano il proprio impegno ambientale.

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La relazione centrale del seminario è stata svolta dall’Avv. Giuseppe D’Ippolito, docente e giornalista, Membro del Comitato Scientifico di Anter ed Esperto in diritto ambientale ed ESG. Già parlamentare e ambasciatore italiano del Patto per il Clima UE.

L’Avv. D’Ippolito ha presentato il “Report Greenwashing in Italia 2023-2026“, che analizza undici settori economici e settanta tra i principali marchi operanti nel mercato italiano attraverso una metodologia originale di valutazione del rischio di greenwashing, fondata sull’esame della verificabilità dei claim ambientali, della loro coerenza con il modello di business e della qualità delle informazioni rese disponibili ai consumatori. Il report conferma, anche nel contesto italiano, criticità analoghe a quelle già evidenziate dalla Commissione europea: una larga diffusione di dichiarazioni ambientali generiche o difficilmente verificabili, una frequente assenza di prove facilmente accessibili e un utilizzo ormai sistematico di messaggi “green” nella comunicazione d’impresa. Parallelamente, i dati illustrati mostrano una crescente sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità, accompagnata però da un diffuso clima di sfiducia nei confronti delle dichiarazioni ambientali delle aziende.

“La sostenibilità non può più essere soltanto una promessa comunicativa: deve poggiare su informazioni corrette, verificabili e giuridicamente fondate. È questa la direzione intrapresa dal legislatore europeo e nazionale” ha commentato l’Avv. D’Ippolito a seguito della partecipazione all’evento.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sul cambiamento introdotto dalla Direttiva (UE) 2024/825 e dal d.lgs. 30/2026. Secondo l’Avv. D’Ippolito, il nuovo quadro normativo non elimina il fenomeno del greenwashing, ma modifica profondamente i criteri di valutazione della comunicazione ambientale, imponendo il passaggio da un sistema fondato prevalentemente sull’autodichiarazione a un sistema fondato sulla dimostrabilità delle affermazioni ambientali. Il relatore ha tuttavia evidenziato anche le principali criticità ancora aperte, tra cui l’assenza di standard scientifici uniformi, la mancanza di un sistema europeo di certificazione preventiva e il rischio che l’incertezza interpretativa possa indurre alcune imprese a rinunciare del tutto alla comunicazione ambientale, fenomeno oggi definito “greenhushing”.

Eleonora Caravà ha affrontato il tema dal punto di vista dell’impresa, evidenziando come la comunicazione ambientale non possa più essere considerata una funzione esclusivamente affidata al marketing, ma debba diventare parte integrante dei sistemi di compliance aziendale. La corretta gestione dei green claims richiede infatti processi interni di verifica, collaborazione tra funzioni legali e tecniche e un costante controllo della documentazione a supporto delle dichiarazioni ambientali.

L’intervento di Filippo Alberti ha approfondito gli aspetti giuridici della nuova disciplina, soffermandosi sul rapporto tra il d.lgs. 30/2026, il Codice del consumo e il sistema delle pratiche commerciali scorrette. È stato evidenziato come la nuova normativa introduca un significativo rafforzamento degli obblighi di trasparenza, imponendo alle imprese standard probatori molto più rigorosi rispetto al passato e ridefinendo il ruolo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nell’attività di vigilanza.

Giorgio Galotti ha invece analizzato le ricadute strategiche della nuova disciplina sulle politiche ESG delle imprese, sostenendo che la sostenibilità non potrà più essere costruita prevalentemente attraverso la narrazione, ma dovrà essere supportata da dati, indicatori misurabili e processi organizzativi verificabili.

Dal punto di vista dei consumatori, Gianni Cavinato ha sottolineato come la trasparenza rappresenti oggi uno strumento essenziale per ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e mercato. La nuova disciplina europea rafforza il diritto dei consumatori a compiere scelte realmente consapevoli e contribuisce a contrastare forme di concorrenza sleale fondate su dichiarazioni ambientali prive di adeguato fondamento.

Nelle conclusioni, Luciana Favaro ha richiamato il ruolo dell’European Climate Pact quale strumento di diffusione della cultura della sostenibilità e della partecipazione civica, sottolineando come la qualità della comunicazione ambientale costituisca una componente essenziale della transizione ecologica europea.

Dal complesso degli interventi è emersa una convinzione sostanzialmente condivisa: la Direttiva (UE) 2024/825 e il d.lgs. 30/2026 non decretano la scomparsa del greenwashing, ma segnano un deciso cambio di paradigma. La sostenibilità non potrà più essere semplicemente affermata; dovrà essere dimostrata attraverso prove verificabili, trasparenza informativa e responsabilità organizzativa. La vera sfida per imprese, professionisti e istituzioni sarà quindi quella di trasformare la comunicazione ambientale da esercizio di marketing a strumento di accountability, rafforzando al contempo la tutela dei consumatori, la correttezza del mercato e la credibilità della transizione ecologica.

Antonio Rancati e Lohengrin Becagli in foto di copertina

Anche ANTER – Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili ha assistito al seminario con il direttore Lohengrin Becagli e il Cav. Antonio Rancati, relazioni istituzionali. Entrambi hanno seguito con grande interesse il confronto, condividendo la necessità di promuovere una comunicazione ambientale sempre più trasparente, basata su dati verificabili e capace di valorizzare in modo credibile l’impegno di aziende, istituzioni e cittadini verso la sostenibilità.

Milano, 29 giugno 2026

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